What's my line?
giovedì 22 ottobre 2009
Marina Abramovic, Rhythm 10, 1999 - Vito Acconci, Theme Song, 1973 - Francis Alÿs, Railings, 2005 - Laurie Anderson, Head, 1982 - John Baldessari, Sings Son Lewitt, 1972 - Joseph Beuys, Filtz TV, 1971 - Matthew Barney, Cremaster 3, 2002 - Chris Burden, Shoot, 1971 - Keren Cytter, Continuity, 2005 - Jack Goldstein, Shane, 1974 - Bruce Nauman, Performances 1968/69 - Bruce Nauman, Good Boy Bad Boy, 1985 - Pipilotti Rist, I’m a victim of this song, 1995 - Sam Taylor Wood, Ascension, 2003 - Sam Taylor Wood, Method in Madness, 1998 - Bill Viola, The Reflecting Pool, 1977/1979 - Bill Viola, The Passing, 1991.
Video selezioni, aperitivo, mostra.
giovedì 22 ottobre 2009
Playlist a cura di Denis Isaia
Ognuno è internazionale al suo presente
25 giugno 2009
Le dinamiche post 1989 imposte dalla globalizzazione alle arti sono il presente con cui chiunque voglia sviluppare una critica si deve confrontare. Dalla caduta del muro in poi il processo di internazionalizzazione si è mosso con rapidità. Il risultato è oggi un super-luogo e un super-tempo dell'arte che si articola intorno ad una serie di appuntamenti sempre meno distinguibili fra mercato, biennali, talks, formazione. Il fatto non è in sè negativo, ma ha sviluppato delle contraddizioni. Se l'attenzione sulla disciplina ha moltiplicato le possibilità e scambi per artisti e operatori, l'accellerazione impressa ha determinato riflessioni sul reale che passano attraverso l'unico occhio possibile a queste condizioni: quello da turista secondo il quale ciò che si vede può essere bello, buono o brutto ma inevitabilmente esterno: in un altro luogo e in un altro tempo. Il risultato è la mancata connessione fra singolarità, libertà e territorio capace di creare alterità che parlano.
Sulla tracce di questa impasse l'ambizione è di migliorare i punti di contatto fra l'internazionale e il presente. Due possibili scelte passano attraverso questi ripensamenti:
- il primo riguarda l'ontologia dell'arte e la natura altera che caratterizza la disciplina. È una posizione che cerca di ridefinire il processo di autodefinizione dell'arte e prospetta un allargamento dei confini anche oltre i luoghi in cui l'arte viene programmaticamente coltivata e professionalmente indirizzata. L'arte in questa visione non è ciò che vive all'interno di una cornice artistica ma è l'azione altera che parla e che è dunque in grado di proporre modelli di relazione con i fatti della vita.
- il secondo tenta una rielaborazione dei modelli espositivi delle grandi manifestazioni internazionali e si concentra sulla possibilità di allungare i tempi di contatto fra internazionale e presente (prolungare il potenziale) lavorando sul tempo e sullo spazio.
Lungo questi pensieri si scopre che l'incrocio fra internazionalità e presenza parla delle presunzioni dell'arte, di egoismi, di ciò che desideriamo e del nostro atteggiamento verso le cose. Per playlist ho voluto seguire alcune testimonianze che si muovono sulla soglia di questi incroci. I video che presento fanno perno sul gioco, hanno come unica ambizione la loro stessa testimonianza, a volte comprendono una forma ironica di localismo, non hanno il sapore di oggetti d'arte, contemplano la collaborazione. Le azioni che inseguono sono scatti di alterità piacevoli, assurdi, minimi, a volte amatoriali.
Una storia, mai più dormire, souvenir dall'Africa, il dondolo, proforma, Dasha e Kolja.
Ognuno è internazionale al suo presente arriva in chiusura del ciclo playlist ed è anche un omaggio alla Neon che di questi atteggiamenti si è fatta spesso interprete.
VIDEO SELEZIONATI:
Wannes Goetschalckx in collaboration with Kurt Augustyns, 1 Story, 2006, courtesy West
Marjolijn van der Meij & Arianne Olthaar, Nooit meâh slapen, 2000, courtesy West
Marjolijn van der Meij & Arianne Olthaar, Souvenier uit Afrika, 2002, courtesy West
Anna Scalfi, Proforma, 2009, courtesy l'artista
Hiwa K, Mathias Pelde, see/saw (mobile phone version), 2008, courtesy gli artisti
Hiwa K, Mathis Pelde, see/saw (documentation, )2008, courtesy gli artisti
Anton Kats, Dasha and Kolja, 2008, courtesy l'artista
25 giugno 2009
Le dinamiche post 1989 imposte dalla globalizzazione alle arti sono il presente con cui chiunque voglia sviluppare una critica si deve confrontare. Dalla caduta del muro in poi il processo di internazionalizzazione si è mosso con rapidità. Il risultato è oggi un super-luogo e un super-tempo dell'arte che si articola intorno ad una serie di appuntamenti sempre meno distinguibili fra mercato, biennali, talks, formazione. Il fatto non è in sè negativo, ma ha sviluppato delle contraddizioni. Se l'attenzione sulla disciplina ha moltiplicato le possibilità e scambi per artisti e operatori, l'accellerazione impressa ha determinato riflessioni sul reale che passano attraverso l'unico occhio possibile a queste condizioni: quello da turista secondo il quale ciò che si vede può essere bello, buono o brutto ma inevitabilmente esterno: in un altro luogo e in un altro tempo. Il risultato è la mancata connessione fra singolarità, libertà e territorio capace di creare alterità che parlano.
Sulla tracce di questa impasse l'ambizione è di migliorare i punti di contatto fra l'internazionale e il presente. Due possibili scelte passano attraverso questi ripensamenti:
- il primo riguarda l'ontologia dell'arte e la natura altera che caratterizza la disciplina. È una posizione che cerca di ridefinire il processo di autodefinizione dell'arte e prospetta un allargamento dei confini anche oltre i luoghi in cui l'arte viene programmaticamente coltivata e professionalmente indirizzata. L'arte in questa visione non è ciò che vive all'interno di una cornice artistica ma è l'azione altera che parla e che è dunque in grado di proporre modelli di relazione con i fatti della vita.
- il secondo tenta una rielaborazione dei modelli espositivi delle grandi manifestazioni internazionali e si concentra sulla possibilità di allungare i tempi di contatto fra internazionale e presente (prolungare il potenziale) lavorando sul tempo e sullo spazio.
Lungo questi pensieri si scopre che l'incrocio fra internazionalità e presenza parla delle presunzioni dell'arte, di egoismi, di ciò che desideriamo e del nostro atteggiamento verso le cose. Per playlist ho voluto seguire alcune testimonianze che si muovono sulla soglia di questi incroci. I video che presento fanno perno sul gioco, hanno come unica ambizione la loro stessa testimonianza, a volte comprendono una forma ironica di localismo, non hanno il sapore di oggetti d'arte, contemplano la collaborazione. Le azioni che inseguono sono scatti di alterità piacevoli, assurdi, minimi, a volte amatoriali.
Una storia, mai più dormire, souvenir dall'Africa, il dondolo, proforma, Dasha e Kolja.
Ognuno è internazionale al suo presente arriva in chiusura del ciclo playlist ed è anche un omaggio alla Neon che di questi atteggiamenti si è fatta spesso interprete.
VIDEO SELEZIONATI:
Wannes Goetschalckx in collaboration with Kurt Augustyns, 1 Story, 2006, courtesy West
Marjolijn van der Meij & Arianne Olthaar, Nooit meâh slapen, 2000, courtesy West
Marjolijn van der Meij & Arianne Olthaar, Souvenier uit Afrika, 2002, courtesy West
Anna Scalfi, Proforma, 2009, courtesy l'artista
Hiwa K, Mathias Pelde, see/saw (mobile phone version), 2008, courtesy gli artisti
Hiwa K, Mathis Pelde, see/saw (documentation, )2008, courtesy gli artisti
Anton Kats, Dasha and Kolja, 2008, courtesy l'artista
mercoledì 17 giugno 2009
Playlist a cura di Lelio Aiello
BLICK – Luogo e relazione
martedì 16 giugno_8.30 pm
“Blick“ (dal tedesco occhio, panorama, pigolio, sguardo veloce, veduta) nasce dal desiderio di dare uno sguardo ad alcune scelte fatte da me negli ultimi anni (quindi uno sguardo dentro di se) da una parte, mentre dall’altra le scelte seguono un filo conduttore che accomuna i video presenti nella playlist: “luogo e relazione“ che gli artisti in mostra hanno stabilito con essi secondo diversi tipi di visioni.
Un azione performativa che aggrega gli abitanti di un quartiere di Palermo; Il visibile decadimento di un villaggio, costruito dalla Mitsubishi, in una piccola isola a largo di Nagasaki, abbandonato negli anni Settanta; la misurazione improbabile di uno spazio; il fascino di andare oltre il perimetro di un luogo circoscritto da un muro di pietre; le sensazioni riportate in seguito ad un viaggio in america; una casa in preda al fuoco dove un nucleo familiare continua a vivere nella serenità più assoluta la vita di tutti i giorni.
VIDEO SELEZIONATI:
Marcello Maloberti – C.I.R.C.U.S Palermo, 2007
Carl Michael von Hausswolff – Thomas Nordanstad– Hashima, 2002
Luca Trevisani - Platinoiridio, 2007
Cesare Pietroiusti – Senza titolo, 2006
Domenico Mangano – The blurring shine, 2007.
Patrick Jolley / Reynold Reynolds – Burn, 2002
Si ringraziano la galleria Francesco Pantaleone - Palermo, galleria Raffaella Cortese - Milano, Magazzino – Roma, gli artisti.
martedì 16 giugno_8.30 pm
“Blick“ (dal tedesco occhio, panorama, pigolio, sguardo veloce, veduta) nasce dal desiderio di dare uno sguardo ad alcune scelte fatte da me negli ultimi anni (quindi uno sguardo dentro di se) da una parte, mentre dall’altra le scelte seguono un filo conduttore che accomuna i video presenti nella playlist: “luogo e relazione“ che gli artisti in mostra hanno stabilito con essi secondo diversi tipi di visioni.
Un azione performativa che aggrega gli abitanti di un quartiere di Palermo; Il visibile decadimento di un villaggio, costruito dalla Mitsubishi, in una piccola isola a largo di Nagasaki, abbandonato negli anni Settanta; la misurazione improbabile di uno spazio; il fascino di andare oltre il perimetro di un luogo circoscritto da un muro di pietre; le sensazioni riportate in seguito ad un viaggio in america; una casa in preda al fuoco dove un nucleo familiare continua a vivere nella serenità più assoluta la vita di tutti i giorni.
VIDEO SELEZIONATI:
Marcello Maloberti – C.I.R.C.U.S Palermo, 2007
Carl Michael von Hausswolff – Thomas Nordanstad– Hashima, 2002
Luca Trevisani - Platinoiridio, 2007
Cesare Pietroiusti – Senza titolo, 2006
Domenico Mangano – The blurring shine, 2007.
Patrick Jolley / Reynold Reynolds – Burn, 2002
Si ringraziano la galleria Francesco Pantaleone - Palermo, galleria Raffaella Cortese - Milano, Magazzino – Roma, gli artisti.
venerdì 12 giugno 2009
Playlist a cura di Lorenza Pignatti
Un dancefloor inaspettato
Giovedì 11 giugno
ore 8.30
Un modo diverso di narrare la storia, mostrandone aspetti non registrati dalla cronica ufficiale ma non per questo meno importanti rispetto alla formazione dell’immaginario collettivo. L'associazione culturale Home Movies (www.homemovies.it) dal 2001 raccoglie e restaura film 'amatoriali' girati in 8mm, Super 8 o 16 mm, a seconda dei periodi storici, comunque prima dell’avvento del video. Una raccolta in progress che si crea con i film forniti dai cineasti che sono poi riversati su formato digitale. Un upload che riscatta questi film dall’oblio e dall’obsolenza del formato originale, come è accaduto con le bobine del Circo Togni che giacevano in condizioni drammatiche in un carrozzone abbandonato della famiglia circense. Home Movies presenta questi film in piattaforme eterogenee, festival cinematografici, simposi, workshop, Dj set e installazioni site specific.
A neon>campobase proietteremo Shadows di Tamara Gasparini e Trasporto di Katjuscia Fantini prodotti all'interno del corso di formazione Workimage (memoriadelleimmagini.it), e una selezione di balli e feste dell'alta società bolognese, proiettati con la pellicola originale in 8mm, e sonorizzati dal cineamatore Nino Gatti con musica dance fine anni 70 inizio 80. Un dancefloor che mostra la vulnerabilità e la seduzione di sguardi e corpi non abituati a essere ripresi dalla macchina da presa.
Del resto come scrive Marco Bertozzi in Storia del documentario italiano 'cosa significa cinema d’amatore? Qualcosa di inconsapevolmente dilettantesco? O un cinema vero appassionato, un cinema che appunto 'ama' che se ne infischia dei professionismi e dell’industria e reintroduce quella creatività 'casalinghe' sinora concesse quasi esclusivamente ad arti quali la poesia o la pittura? Ma non fa eco, in qualche modo, a tutti il cinema di Pasolini, di Grifi di Agosti? Agli splendidi documentari di De Seta girati con la moglie e un aiutante?...' Pensiamo inoltre a Jonas Mekas che ha più volte dichiarato di non fare nient’altro che home movies come se si trattasse di una sorta di diario infinito, piuttosto che il kinoglaz di Dziga Vertov, e ai tanti artisti che negli ultimi anni si sono confrontati con Found Footage e materiali d’archivio.
Giovedì 11 giugno
ore 8.30
Un modo diverso di narrare la storia, mostrandone aspetti non registrati dalla cronica ufficiale ma non per questo meno importanti rispetto alla formazione dell’immaginario collettivo. L'associazione culturale Home Movies (www.homemovies.it) dal 2001 raccoglie e restaura film 'amatoriali' girati in 8mm, Super 8 o 16 mm, a seconda dei periodi storici, comunque prima dell’avvento del video. Una raccolta in progress che si crea con i film forniti dai cineasti che sono poi riversati su formato digitale. Un upload che riscatta questi film dall’oblio e dall’obsolenza del formato originale, come è accaduto con le bobine del Circo Togni che giacevano in condizioni drammatiche in un carrozzone abbandonato della famiglia circense. Home Movies presenta questi film in piattaforme eterogenee, festival cinematografici, simposi, workshop, Dj set e installazioni site specific.
A neon>campobase proietteremo Shadows di Tamara Gasparini e Trasporto di Katjuscia Fantini prodotti all'interno del corso di formazione Workimage (memoriadelleimmagini.it), e una selezione di balli e feste dell'alta società bolognese, proiettati con la pellicola originale in 8mm, e sonorizzati dal cineamatore Nino Gatti con musica dance fine anni 70 inizio 80. Un dancefloor che mostra la vulnerabilità e la seduzione di sguardi e corpi non abituati a essere ripresi dalla macchina da presa.
Del resto come scrive Marco Bertozzi in Storia del documentario italiano 'cosa significa cinema d’amatore? Qualcosa di inconsapevolmente dilettantesco? O un cinema vero appassionato, un cinema che appunto 'ama' che se ne infischia dei professionismi e dell’industria e reintroduce quella creatività 'casalinghe' sinora concesse quasi esclusivamente ad arti quali la poesia o la pittura? Ma non fa eco, in qualche modo, a tutti il cinema di Pasolini, di Grifi di Agosti? Agli splendidi documentari di De Seta girati con la moglie e un aiutante?...' Pensiamo inoltre a Jonas Mekas che ha più volte dichiarato di non fare nient’altro che home movies come se si trattasse di una sorta di diario infinito, piuttosto che il kinoglaz di Dziga Vertov, e ai tanti artisti che negli ultimi anni si sono confrontati con Found Footage e materiali d’archivio.
mercoledì 10 giugno 2009
Playlist a cura di Antonio Grulli
martedì 9 giugno ore 8.00
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
Vi è una formula pseudo-matematica alla base della selezione di lavori di questa playlist.
Dato, come base di partenza, l’insieme "artisti di cui amo il lavoro", la scelta si basa essenzialmente su:
- coloro di questo gruppo che ho frequentato maggiormente
- quelli con cui ho condiviso momenti intensi
- quelli che ho sentito particolarmente vicini dal momento stesso in cui ho ideato questa playlist (ossia da un paio di mesetti), che lontanamente si lega al progetto La Pelle iniziato a Vittorio Veneto presso lo spazio espositivo Codalunga dell’artista Nico Vascellari
Parte dall’assunto (e da alcune belle chiacchierate fatte con Elvira Vannini e altri amici anni fa….) che i rapporti personali e le amicizie influenzano le nostre idee e la nostra sfera professionale più di quello che vorremmo far credere. E forse volevo un po' giocare anche con il luogo comune secondo cui le persone (nel mio caso i curatori…) tendono a far lavorare soprattutto i loro amici.
In questo caso sono totalmente felice di assumermi la responsabilità di far lavorare per questo progetto solo miei amici
- perché non solo ci riconosciamo nel prodotto del nostro lavoro, ma anche nel prodotto del lavoro delle persone con cui viviamo
- e perché non siamo solo quello che mangiamo ma anche quelli con cui mangiamo
Artisti:
Davide Bertocchi, Marco Bruzzone, Jacopo Candotti, Flavio Favelli, Michael Fliri, Elena Nemkova, Luigi Presicce, Lorenzo Scotto di Luzio, Nico Vascellari
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
Vi è una formula pseudo-matematica alla base della selezione di lavori di questa playlist.
Dato, come base di partenza, l’insieme "artisti di cui amo il lavoro", la scelta si basa essenzialmente su:
- coloro di questo gruppo che ho frequentato maggiormente
- quelli con cui ho condiviso momenti intensi
- quelli che ho sentito particolarmente vicini dal momento stesso in cui ho ideato questa playlist (ossia da un paio di mesetti), che lontanamente si lega al progetto La Pelle iniziato a Vittorio Veneto presso lo spazio espositivo Codalunga dell’artista Nico Vascellari
Parte dall’assunto (e da alcune belle chiacchierate fatte con Elvira Vannini e altri amici anni fa….) che i rapporti personali e le amicizie influenzano le nostre idee e la nostra sfera professionale più di quello che vorremmo far credere. E forse volevo un po' giocare anche con il luogo comune secondo cui le persone (nel mio caso i curatori…) tendono a far lavorare soprattutto i loro amici.
In questo caso sono totalmente felice di assumermi la responsabilità di far lavorare per questo progetto solo miei amici
- perché non solo ci riconosciamo nel prodotto del nostro lavoro, ma anche nel prodotto del lavoro delle persone con cui viviamo
- e perché non siamo solo quello che mangiamo ma anche quelli con cui mangiamo
Artisti:
Davide Bertocchi, Marco Bruzzone, Jacopo Candotti, Flavio Favelli, Michael Fliri, Elena Nemkova, Luigi Presicce, Lorenzo Scotto di Luzio, Nico Vascellari
lunedì 8 giugno 2009
Playlist a cura di Odile Orsi
Lunedì 25 maggio
ore 8 pm
REAL/UNREAL
Alessandro Mancassola & Barbara Ceriani Basilico, Virgilio Villoresi & Vivì Ponti, Nat Wilms, Christian Rainer, Fani Zguro, Alessia Lusardi, Gianluca Ferrari, Giovanni Bellavia, Jonathan Gobbi, Karin Andersen, Iva Kontic, Samuele Belloni
Cosa viene considerato oggi reale e cosa irreale? Qual è la soglia di distinzione? C’è una distinzione?
L’era digitale ha portato cambiamenti che hanno coinvolto tutti gli ambiti dell’azione umana e sociale. Il potere dei nuovi media è in grado di frantumate le distinzioni tra 'dentro e fuori', tra personale e pubblico, moltiplicando le immagini dilatandole oltre misura. La distinzione tra il virtuale ed il reale viene offuscata riducendo progressivamente la capacità di conoscenza diretta della realtà.
Nella società occidentale le immagini tendono a prendere il sopravvento sulla realtà, i media contribuiscono a qualificare il nostro sentire, a intensificare l’esperienza di ciò che ci circonda.
Il video non è altro che un dispositivo che definisce le forme dell’esperienza assicurando la connessione dei media al mondo sociale, è un 'attrezzo' dello sguardo.
Partendo dal concetto che il video è mezzo attraverso il quale l’artista interpreta, racconta, immagina qualcosa, REAL/UNREAL gioca sull’idea ambigua e paradossale di ciò che è reale e ciò che non lo è.
Il progetto prevede dodici video in cui quattordici artisti utilizzano questo strumento come veicolo per raggiungere una 'dimensione altra' che può essere di volta in volta onirica, visionaria, documentaristica o cinematografica.
Attraverso il video, gli artisti interagiscono a diversi livelli con la realtà, si tratta di molteplici punti di vista che in modo inaspettato si mescolano vicendevolmente. Ecco che dalla dimensione onirica fiabesca, che comunque attinge dalla vita reale, si passa a quella di reportage, che a sua volta si astrae dal reale perché interpretato, filtrato, dal sentire dell’artista.
Il video funge da mediatore tra la verità assoluta nel momento in cui accade qualcosa e il pensiero dell’artista. Il montaggio, fondamentale in tutti i dodici lavori, permette una scelta che in alcuni casi enfatizzerà l’idea di sottrarsi completamente dalla realtà e in altri ne racconterà solo un frammento.
ore 8 pm
REAL/UNREAL
Alessandro Mancassola & Barbara Ceriani Basilico, Virgilio Villoresi & Vivì Ponti, Nat Wilms, Christian Rainer, Fani Zguro, Alessia Lusardi, Gianluca Ferrari, Giovanni Bellavia, Jonathan Gobbi, Karin Andersen, Iva Kontic, Samuele Belloni
Cosa viene considerato oggi reale e cosa irreale? Qual è la soglia di distinzione? C’è una distinzione?
L’era digitale ha portato cambiamenti che hanno coinvolto tutti gli ambiti dell’azione umana e sociale. Il potere dei nuovi media è in grado di frantumate le distinzioni tra 'dentro e fuori', tra personale e pubblico, moltiplicando le immagini dilatandole oltre misura. La distinzione tra il virtuale ed il reale viene offuscata riducendo progressivamente la capacità di conoscenza diretta della realtà.
Nella società occidentale le immagini tendono a prendere il sopravvento sulla realtà, i media contribuiscono a qualificare il nostro sentire, a intensificare l’esperienza di ciò che ci circonda.
Il video non è altro che un dispositivo che definisce le forme dell’esperienza assicurando la connessione dei media al mondo sociale, è un 'attrezzo' dello sguardo.
Partendo dal concetto che il video è mezzo attraverso il quale l’artista interpreta, racconta, immagina qualcosa, REAL/UNREAL gioca sull’idea ambigua e paradossale di ciò che è reale e ciò che non lo è.
Il progetto prevede dodici video in cui quattordici artisti utilizzano questo strumento come veicolo per raggiungere una 'dimensione altra' che può essere di volta in volta onirica, visionaria, documentaristica o cinematografica.
Attraverso il video, gli artisti interagiscono a diversi livelli con la realtà, si tratta di molteplici punti di vista che in modo inaspettato si mescolano vicendevolmente. Ecco che dalla dimensione onirica fiabesca, che comunque attinge dalla vita reale, si passa a quella di reportage, che a sua volta si astrae dal reale perché interpretato, filtrato, dal sentire dell’artista.
Il video funge da mediatore tra la verità assoluta nel momento in cui accade qualcosa e il pensiero dell’artista. Il montaggio, fondamentale in tutti i dodici lavori, permette una scelta che in alcuni casi enfatizzerà l’idea di sottrarsi completamente dalla realtà e in altri ne racconterà solo un frammento.
venerdì 22 maggio 2009
Playlist a cura di Marinella Paderni
IL SILENZIO E’ ORO
a cura di Marinella Paderni
artisti: Maria Vittoria Perrelli, Dominique Petitgand, Steve Piccolo, Donatella Spaziani
Questa è una playlist di opere che non hanno immagini. All’immagine è stato sostituito il suono, alla visione l’ascolto, alla percezione visiva la sensorialità di tutto il corpo.
'La pelle è estensione dell’orecchio' dice Derrick de Kerckhove parlando della tattilità generata dalle nuove tecnologie '... e il suono aiuta ad assorbire l’accelerazione delle nostre vite'. Il corpo partecipa oggi alle immagini mediatiche, ma risponde ancora di più ai suoni, che consentono un’esperienza più autonoma e individuale del sentire e dell’immaginare.
Questa playlist si compone di lavori sonori realizzati da artisti visivi. Pare un ossimoro. Sono artisti che esplorano i territori del suono rispetto allo spazio (site specificity), alla narrazione, all’esperienza di un accadimento, alla relazione tra corpo e comunicazione, alla musica. Le loro opere invitano a 'immaginare senza immagini', a esperire altre dimensioni di senso che non siano riconducibili direttamente ad immagini esterne, ma alle immagini interiori proprie. La voce, il respiro, i rumori del corpo, i suoni dell’ambiente, la musica, il silenzio sono gli elementi del loro lavoro.
Maria Vittoria Perrelli presenta Scelgo (2009), un lavoro sonoro che riflette sulla natura della comunicazione umana, sul concetto di finzione e di verità delle parole rispetto alle cose che definiscono. Il genere della favola è scelto come metafora dell’assunzione di verità. La voce recitante di Federico Lacche narra la favola Giacomo di Cristallo, tratto dal libro 'Favole al telefono' di Gianni Rodari. In quest’opera è la voce a 'costruire' lo spazio della storia.
Anche per Dominique Petitgand la voce umana è la sostanza di cui sono fatte le sue opere. Le parole, i suoni del corpo, le voci individuali, le pause e i silenzi sono presentati dall’artista francese in frammenti sonori, récit e dialoghi, che creano nell’ambiente un universo immateriale sospeso tra realtà e finzione onirica. Quelqu'un est tombé (1993/2009), Le bout de la langue (1994/2009), La tête la première (1995/2009) e Aloof (2005/2006) sono stati adattati dall’artista per questa playlist, in quanto sono tutti lavori ideati come installazioni ambientali.
Di Steve Piccolo sono state scelte due opere-karaoke del 2009: Atrocity (karaoke for Vegetali Ignoti) e Choose One (birthday karaoke for Maurizio Nannucci), dedicato dall’artista a Maurizio Nannucci quale precursore italiano negli Settanta (insieme a Giuseppe Chiari) di lavori di sound art, Fluxus, ecc.
Sono lavori concepiti per essere completati dal pubblico, che è invitato a cantare sulle musiche seguendo le parole, scritte entrambe dall’artista.
Donatella Spaziani presenta Back Home (2002), un lavoro realizzato durante un viaggio da Stoccolma a Ghent, poi da Ghent a Roma in auto, adibita a postazione radiomobile. Ad ogni tappa corrispondeva una trasmissione radio in diretta, che comprendeva una scaletta di interviste e di lavori sonori. Per questa playlist Spaziani propone la registrazione audio del suo rientro a casa, in una serata autunnale, con tutti i suoni prodotti durante il breve percorso: le voci in un locale pubblico, il suono dei passi all'esterno, i vestiti che cadono e il respiro che rallenta fino al sonno.
L’altro lavoro, Maggio 2003, è concepito come un 'autoscatto sonoro', usando con il suono lo stesso metodo d’indagine della fotografia. E’ l’alternarsi di suoni all’interno di una quiete domestica, attraversata da fragorose interruzioni esterne. Mentre i rumori dello spazio interno sono stati registrati in diretta, quelli dell'esterno sono stati scelti in una campionatura di suoni standard che vanno dal "cantiere a cielo aperto" ai rumori del traffico.
Courtesy: r.a.m. radioartemobile, Roma.
a cura di Marinella Paderni
artisti: Maria Vittoria Perrelli, Dominique Petitgand, Steve Piccolo, Donatella Spaziani
Questa è una playlist di opere che non hanno immagini. All’immagine è stato sostituito il suono, alla visione l’ascolto, alla percezione visiva la sensorialità di tutto il corpo.
'La pelle è estensione dell’orecchio' dice Derrick de Kerckhove parlando della tattilità generata dalle nuove tecnologie '... e il suono aiuta ad assorbire l’accelerazione delle nostre vite'. Il corpo partecipa oggi alle immagini mediatiche, ma risponde ancora di più ai suoni, che consentono un’esperienza più autonoma e individuale del sentire e dell’immaginare.
Questa playlist si compone di lavori sonori realizzati da artisti visivi. Pare un ossimoro. Sono artisti che esplorano i territori del suono rispetto allo spazio (site specificity), alla narrazione, all’esperienza di un accadimento, alla relazione tra corpo e comunicazione, alla musica. Le loro opere invitano a 'immaginare senza immagini', a esperire altre dimensioni di senso che non siano riconducibili direttamente ad immagini esterne, ma alle immagini interiori proprie. La voce, il respiro, i rumori del corpo, i suoni dell’ambiente, la musica, il silenzio sono gli elementi del loro lavoro.
Maria Vittoria Perrelli presenta Scelgo (2009), un lavoro sonoro che riflette sulla natura della comunicazione umana, sul concetto di finzione e di verità delle parole rispetto alle cose che definiscono. Il genere della favola è scelto come metafora dell’assunzione di verità. La voce recitante di Federico Lacche narra la favola Giacomo di Cristallo, tratto dal libro 'Favole al telefono' di Gianni Rodari. In quest’opera è la voce a 'costruire' lo spazio della storia.
Anche per Dominique Petitgand la voce umana è la sostanza di cui sono fatte le sue opere. Le parole, i suoni del corpo, le voci individuali, le pause e i silenzi sono presentati dall’artista francese in frammenti sonori, récit e dialoghi, che creano nell’ambiente un universo immateriale sospeso tra realtà e finzione onirica. Quelqu'un est tombé (1993/2009), Le bout de la langue (1994/2009), La tête la première (1995/2009) e Aloof (2005/2006) sono stati adattati dall’artista per questa playlist, in quanto sono tutti lavori ideati come installazioni ambientali.
Di Steve Piccolo sono state scelte due opere-karaoke del 2009: Atrocity (karaoke for Vegetali Ignoti) e Choose One (birthday karaoke for Maurizio Nannucci), dedicato dall’artista a Maurizio Nannucci quale precursore italiano negli Settanta (insieme a Giuseppe Chiari) di lavori di sound art, Fluxus, ecc.
Sono lavori concepiti per essere completati dal pubblico, che è invitato a cantare sulle musiche seguendo le parole, scritte entrambe dall’artista.
Donatella Spaziani presenta Back Home (2002), un lavoro realizzato durante un viaggio da Stoccolma a Ghent, poi da Ghent a Roma in auto, adibita a postazione radiomobile. Ad ogni tappa corrispondeva una trasmissione radio in diretta, che comprendeva una scaletta di interviste e di lavori sonori. Per questa playlist Spaziani propone la registrazione audio del suo rientro a casa, in una serata autunnale, con tutti i suoni prodotti durante il breve percorso: le voci in un locale pubblico, il suono dei passi all'esterno, i vestiti che cadono e il respiro che rallenta fino al sonno.
L’altro lavoro, Maggio 2003, è concepito come un 'autoscatto sonoro', usando con il suono lo stesso metodo d’indagine della fotografia. E’ l’alternarsi di suoni all’interno di una quiete domestica, attraversata da fragorose interruzioni esterne. Mentre i rumori dello spazio interno sono stati registrati in diretta, quelli dell'esterno sono stati scelti in una campionatura di suoni standard che vanno dal "cantiere a cielo aperto" ai rumori del traffico.
Courtesy: r.a.m. radioartemobile, Roma.
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